Gabriele Bramezza

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– Cos’é la Lean per te?

È difficile dare una sola definizione.  Si tratta di una forma mentis, a me piace  parlare di cultura del miglioramento. Un’azienda me è veramente Lean quando la tensione al miglioramento delle sue persone è così diffusa da non aver più bisogno di Lean Expert.

– Quanto conta il fattore umano nei progetti di miglioramento continuo?

E’ la componente fondamentale. La Lean in azienda deve coinvolgere il vissuto quotidiano delle persone, altrimenti la sua sostenibilità richiede grande fatica e lo stesso successo non è garantito.  Il rischio è di costruire qualcosa più da esibire che utile.  Ci si rende conto del successo della Lean in azienda non guardando  gli indicatori di performances ma intervistando le persone.

– Che auto guidi?

Una BMW

– Perché i progetti Lean falliscono?

Per varie ragioni.  Ne cito alcune:  poca visione strategica,  scelta delle persone sbagliate,  adesione solo di facciata di parte del management,  focus più sui tools che sugli obiettivi a medio e lungo termine. Sono problemi assolutamente diffusi.

– In quale progetto hai realizzato la cosa Lean più entusiasmante?

Se penso al passato recente direi il progetto presso la Filiale tedesca della mia azienda attuale.  Implementare e sostenere quello che non è un semplice progetto ma una filosofia in una realtà decentrata è più

difficile perché non è possibile avere un presidio costante.   Non è

ragionevole pensare ad una “calata” degi standard centrali, ma bisogna lavorare a partire dalla realtà locale, contestualizzando a volte anche strumenti e misure.  Bisogna focalizzarsi più nel coaching che nel training. Per questa ragione si è lavorato a monte molto sulle persone e sul management in modo da costruire le basi per qualcosa di autosostenibile localmente.   E la strada si è  dimostrata quella giusta.

– Che altro lavoro faresti al di fuori dell’ambito lavorativo attuale?

Mi sarebbe piaciuto fare il giornalista

– Che cellulare hai?

iPhone